Amministrazione
    Servizi On-line
Uffici On-line
P.R.G.
Zone non metanizzate
Deliberazioni
Tavole di Classificazione Acustica
Bandi di gara, Avvisi, Concorsi, Esiti
Albo Pretorio on-line
    Relazioni con il pubblico
Numeri Utili
Associazioni
Segnalazioni

Territorio, Cultura e Storia

Le Ville

VILLA ROVERETI (Domegliara - S.Ambrogio di Valpolicella)

La si indica come realizzata nel 1780 (SILVESTRI).
Il palazzo, con una grossa fascia a bugnato sulla facciata, presenta un caratteristico attico sagomato carico, al centro, di statue, pine e trofei che lungo la gronda corona tutta la facciata. Sul retro due ali si innestano perpendicolarmente al corpo principale delimitando un grande cortile.
Buono il parco e di rilievo il fondo agrario dove all'inizio del XIX secolo venne scoperta alla profondità di una sessantina di metri una sorgente d'acqua termale che per un certo periodo e con qualche risultato venne usata per scopi terapeutici (POLLINI e NEGRI - NICOLIS). Il pozzo esiste ancora e se ne trae un'acqua dalla temperatura sui 35°, uguale alla comune in quanto a trasparenzae e a qualità organolettiche.
Dalla seconda metà del XIX secolo la villa è di proprietà Zurla.

Da: G.F. VIVIANI, Viaggio tra le ville Verones


VILLA NICHESOLA (Ponton - S.Ambrogio di Valpolicella)

È piacevole percorrerne, dal lato rivolto all'Adige, il caratteristico viale fiancheggiato da pilastrini sormontati da sfere marmoree.
Costruita da Fabio Nichesola il cui nome appare sui pilastri del cancello verso il fiume, venne resa famosa da suo figlio Cesare, il dotto canonico che vi raccolse una preziosa collezione di iscrizioni, di medaglie e frammenti architettonici e vi creò un indimenticato giardino botanico ( POLLINI ) di cui si tramanda memoria anche col nome di una specia botanica, il " Cornus Nichesolae" ( MASSALONGO ). La collezione costituì il primitivo nucleo del Museo Lapidario di Verona e costò non poco al Maffei il ricomporlo ( SIMEONI ); il giardino botanico andò distrutto al principio del XVII secolo ( POMA ), probabilmente come conseguenza della vendita della villa. Il 23 gennaio 1613, infatti, essa venne rilevata da Cesare Marogna (Arch. Stato Verona, fondo S.Giovanni della Beverara, processo 303, c. I0) e nella seconda metà del secolo XVII doveva essere di proprietà Bevilacqua ( BORELLI ).
Il nucleo edilizio della villa si compone della dimora patrizia, di capaci magazzini per i prodotti della terra, della scuderia, dell'abitazioneper i contadini. Gli edifici residenziali, piuttosto bassi, occupano due lati opposti del cortile. Sul lato meridionale si apre un elegante portico che precede tre sale affrescate dal Farinati ( SILVESTRI ), lodate anche dal MAFFEI e restaurate nel 1963 a cura dell'Ente Ville Venete grazie anche alle solecitazioni di Silvestri. Affrescati erano anche gli esterni del palazzo, cioè gli altri lati del cortile, la facciata verso il giardino e l'interno di una grotta a stalattiti con stupendo pavimento a mosaico e vasche di marmo.
La sala centrale del palazzo è decorata in terretta gialla da un finto loggiato a colonne ioniche che le danno l'aspetto di un grande vestibolo. Tra gli spazi sono dipinti trofei di armi e divinità: Diana, Cerere, Apollo e Pomona. Le due stanze adiacenti sono affrescate pure a monocromo in terretta verde e gialla; in una, tra colonne doriche, sono presentate storie mitologiche. Nella terza stanza colonne doriche sostengono un architrave con bucrani; grandi arcate racchiudono enormi figure allegoriche di una scultorea grandiosità. La pesantezza di certe figure vicine a quelle della villa Della Torre a Mezzane fa ritenere alla CROSATO questi affreschi opera tarda del pittore, del 1595 - 96, compiuta in parte in collaborazione con i figli Orazio e Giambattista.
Il complesso èadibito ad usi rurali. Suo costruttore è stato considerato il Sanmicheli, ma di recente sono stati fatti i nomi di G.Romano ( PUPPI ) e dello stesso Farinati ( GAZZOLA ).
Proprietari attuali: Sorelle Franza e Ennio Zerbini.


VILLA BRENZONI( S.Ambrogio di Valpolicella)

Sta accanto alla chiesa parrocchiale e da un quindicennio circa è divenuta sede della Mostra Macchine Marmo le cui esigenze hanno completamente isolato i rustici, distrutto parco e brolo, rivitalizzando, però, il palazzo che recenti lavori di rimaneggiamento hanno condotto alla messa in luce di un nucleo cinquecentesco con portali a bozze, soffitti a vela, resti di decorazione pittorica e una capace cantina; nucleo dal quale si è sviluppata l'attuale fronte principale con la facciata neoclassica così ridotta nel 1805, secondo un'iscrizioneche vi è dipinta (SILVESTRI ).
Nel 1845 era di proprietà di Paolo Brenzoni, sposo di Caterina Bon ricordata da una lapide (RIGHI ), che in quell'anno possedeva a S.Ambrogio oltre al palazzo, tre case coloniche, vari appezzamenti di terra tenuti a prato, a giardino , ad arativo, a bosco ceduo ed a pascolo, il tutto per una superficie di quasi 24 ettari, ufficialmente assicuranti un reddito annuo di 1.222 lire austriache (VIVIANI ).
Al è di proprietà del Comune di S.Ambrogio che l'acquisitò da Emanuele Bassani. Prima di costui l'ebbe il Comune di Verona al quale il Brenzoni l'aveva lasciata con l'obbligo di venderla e di istituire col ricavato una accademia di belle arti ove venisse impartito un "regolare insegnamento delle arti del disegno, e scultura, acciò i molti ingegni che alle medesime fortunatamente preludino per natura, non abbiamo a isterelire per mancanza di educazione" (VIVIANI ).


VILLA SEREGO - ALIGHIERI ( Gargagnago - S.Ambrogio di Valpolicella

Adagiata ai piedi del colle di S.Giorgio che le fa da sfondo aggiungendo sapore e sapore, in posizione che stuzzicòla penna anche a M. VALERY,conserva memorie risalenti a Pietro di Dante Alighieri, proprietario di beni a Gargagnago (PIATTOLI E RIGHI ). Una sua discendente, Ginevra, della quale nel palazzo si conserva la cassa dotale, il ritratto e la supposta carrozza nuziale, riprodotti dal SILVESTRI assieme al ritratto del coniuge, nel 1549 andò sposa a Marc'Antonio Serego, dando origine al ramo dei Serego Alighieri ( SEREGO - ALIGHIERI ).
Non si hanno notizie particolari sulla villa a quell'epoca il cui palazzo a noi è giunto come un complesso di edifici di epoche e di stile diversi che sono andati sovrapponendosi e modificandosi nei secoli attraverso rifacimenti e aggiunte attorno al nucleo centrale che sicuramente già esisteva nella seconda metà del secolo XIV.
Il primo disegno di cui si dispone è del 10 novembre 1591 (Arch. Stato Venezia, fondo Beni Inculti, disegni: Verona, mappa nr. 48 ) e devesi a Cristoforo Sorte ( TISATO ). Esso presenta le proprietà fondiarie della villa, quasi tutte "terre lavoratore" e prative, bisognose di acqua, e presenta anche il palazzo.
Questo, allora, appare costituito da un grande nucleo abitativo padronale, chiamato appunto "Palazo", articolantesi in due corpi principali: l'uno formato dall'aggregato di vari ambienti, l'altro munito di porticato. Entrambi si aprono su un cortile, al centro del quale è ben visibile un pozzo.
La costruzione si affaccia su di un vastissimo "brollo" delimitato in tutta la sua estensione da un muro. Al confine fra questo e "la strada che va a Verona" sta il gruppo di "case di lavoranti" della villa.
Nel 1653 i beni terrieri di Pier Alvise, figlio di Pandolfo, a Gargagnago, consistevano in 200 campi di cui 20 vignati, 15 prativi e 65 montivi, probabilmente gli stessi denunciati da Pandolfo, figlio di Pier Alvise, nel 1682 e da Marcantonio di Pandolfo nel 1745, i quali dichiararono anche che le loro terre erano in parte condotte direttamente e in parte a lavorente ( BORELLI ).
La villa nell'aspetto estimato nel '45 è presentato da Adriano Cristofoli in un minuzioso disegno del 1750 per Pandolfo ( arch. Serego Alighieri, Gargagnago) che dà risalto particolare al grande e boscoso brolo, dove il 17 maggio 1820 venne eternato lo "storico" incontro di Anna da Schio Serego - Alighieri col Lorenzi, il Monti e il Pindemonte (GOZZADINI ).
Il disegno del Cristofoli precede di poco un progetto di ricostruzione del palazzo, opera di Giulio Ceroni del 1758 voluta da Pandolfo Serego per dare una unità architettonica al corpo edilizio centrale della villa, della quale fanno parte anche la boaria e varie abitazioni per gastaldo, lavorenti e servitù e la cappella. Di detto progetto, esposto nell'atrio del palazzo assieme ad altri due significativi disegni dell'ambiente sociale della villa in quel tempo, fu realizzata fortunatamente soltanto una terza parte che costituisce oggi un gradevole elemento del mosaico architettonico della villa. Se fosse stato completato oggi avremmo un palazzo settecentesco di aspetto comune ad altri di quel periodo anziché un insieme di corpi staccati, ma nello stesso tempo legati armonicamente tra loro, di padiglioni, di cortiletti, di logge, dove si sovrappongono e si fondono nitidi elementi rinascimentali e fastosi motivi barocchi, il tutto circondato do giardino e da parco ricco di piante e ricordi storici e letterari ( SABAINI, PULLE, CARRER, GAGLIUFFI ).
Oltre l'indubbio valore storico e letterario, però, il complesso edilizio racchiude in sè un innegabile fascino, forse dato proprio dalla varietà e dall'originalità dei suoi edifici, frutto di una costante attenzione attraverso i secoli da parte dei vari proprietari, ognuno dei quali volle apportare modifiche e aggiunte per arrichire e rendere più accogliente questa residenza tanto amata e nella quale ogni generazione dei Serego - Alighieri andò raccogliendo e conservando preziosi cimeli, mobili, dipinti e stampe. Tra questi ultimi sono anche una stampa di Gargagnago, opera di Marianna Ruga pubblicata anche dal DA PERSICO, un olio di Lodovico Macanzoni (ANONIMO e BONFATI ) rappresentante il palazzo, nonché un inchiostro di G.Scopoli raffigurante la vendemia e due carrozze da cerimonia, in passato esposte anche in mostre ufficiali (GOZZADINI ).
Se si può oggi imputare a quei nobili signori il fatto di aver praticamente distrutto, in epoca a noi non nota, l'antico nucleo preesistente del palazzo, di cui alcuni fregi decorativi ed una finestra a sesto acuto di indubbia origine medioevale sono affiorati durante il restauri del 1965, si deve però riconoscere che l'avere condotto le successive aggiunte e modifiche senza precisi piani nè unità di indirizzo ma solo sorrette da esigenze pratiche non disgiunte da un innegabile buon gusto, ha raggiunto l'effeto di dare alla loro dimora un'atmosfera molto particolare e molto più suggestiva di quella che avrebbe potuto avere se fosse stato portato a compimento il progetto del Ceroni.
Immagini medio - ottocentesche della villa ci hanno lasciato Nina Serego Alighieri (DALLAURA e NICOLINI ) e il conte Contin di Castelseprio, due lavori dei quali sono stati conservati nell'atrio del palazzo, dove si conserva anche una buona biblioteca e un fornitissimo archivio, ricco pure di un eccezionale patrimonio di disegni e mappe delle proprietà Serego. E merito del conte Dante, che facilitò con estrema cortesia le nostre ricerche sulle ville Serego, una esemplare loro conservazione.
Il culmine del fulgore della villa, sede di uno dei principali salotti letterari e mondani veronesi, coincise colle età di Anna da Schio e della figlia Maria Teresa, andata sposa a G. Gozzadini ( DALLA RIVA, GOZZADINI, SCOLARI e DALLAURA ).
La cappella, dedicata alla Vergine, infine, venne costruita nel 1637 da Pier Alvise che vi volle esser sepolto. Dal 1896 vi sta sepolto anche il conte Dante ( "L'Arena" del 20 e 21 ottobre 1896 ). Nell'interno del tempietto si conserva pure una bella Madonna col Bimbo attribuita a Liberale ( EBERHARDT ).

Proprietario attuale: Dante Serego - Alighieri.

    Info turistiche
  Territorio, Cultura e Storia


©2011 Comune di Sant`Ambrogio di Valpolicella 23-02-2011                                                                                               Sito realizzato da NETVENETA